Per Info e Iscrizioni

06 772 08 254

Lunedi - Sabato

09:00 - 18:00

Salita S.Nicola da Tolentino, 25

00187 Roma
 

All’interno del grembo materno, al sesto mese di gravidanza, il feto sviluppa il senso dell’udito, ed è da questo momento in poi che può diventare un lettore.
I primi due suoni che sente dentro la pancia sono il respiro e il cuore della sua mamma. Per questo il cullare e l’intonare una nenia donano calma al bambino perché sono il ritmo del cuore e del respiro che ci appartengono.
La voce della mamma è bella così com’è perché calma, rassicura e nutre.
La nostra voce quando leggiamo cambia, segue una punteggiatura, un senso, diventa più pulita, e il bambino percepisce una mamma più tranquilla e più regolare.
Al neonato arriva il suono, non sempre il senso. Ma è importante perché, mentre legge, la mamma si emoziona e nella voce, come nel latte, passa anche l’emozione (consigliato il libro Mammalingua. Ventuno filastrocche per neonati e per la voce delle mamme, di Bruno Tognolini).

Il secondo senso che sviluppa un lettore è la vista attraverso il contrasto cromatico. Più il contrasto è forte più lo si vede: il bianco e nero è il migliore per i bambini piccolissimi (Black & White, e White on Black, di Tana Hoban).
Il lattante non sa gestire lo sfogliare, ama guardare. Non si rende conto che quello che vede è l’immagine di un oggetto, pensa che sia l’oggetto stesso, per questo tenta di afferrarlo o assaggiarlo. Un buon libro per lui deve gli angoli smussati perché il piccolo è ancora un “divoratore di libri”.

Dietro ad ogni libro c’è sempre un’idea di bambino, la quale va correttamente analizzata. Il libri sonori ad esempio tendono a far sì che il piccolo li utilizzi da solo, premendo continuamente il pulsante con il ditino, e hanno la finalità commerciale di comprare altri libri poiché la batteria si esaurisce e non si può sostituire.
Il libro L’uccellino fa…, di Soledad Bravi, fa in modo che a suonare sia la voce della mamma e del papà. L’unica cosa che si può consumare è la loro pazienza, che presto però ritorna.
Il bambino, che prova le prime lallazioni, guarda i movimenti della bocca dell’adulto. La tocca anche con la mano e tenta di capire bene il movimento che fa.

I bambini non hanno bisogno di essere sommersi di libri, ma hanno bisogno di libri buoni. Gli basta poco perché quel poco vogliono ripeterlo un numero infinito di volte. Quando scoprono che il libro è sempre uguale a se stesso per loro è una grandissima conquista che avviene con il tempo e l’esperienza. Qualcosa che non sanno cos’è diventa qualcosa che sanno cos’è! Il libro ci sorprende. E’ un oggetto di carta che ci stupisce sempre, perché ci fa rimanere incastrati nel momento, nel qui e ora, e ci fa abbandonare i nostri pensieri frenetici.

Il bambino adora girare le pagine perché legge le figure molto più velocemente di quanto noi leggiamo le parole. Il libro Davanti alla mia casa c’è…, di Marianne Dubuc, permette ai piccoli in questa fase di girare le pagine ed avere delle immagini in sequenza correlate tra loro. Si può aprire a caso e pronunciare anche solo una parola o una breve frase, o si può partire dall’inizio, per capire che le figure hanno una relazione tra loro che si chiama storia.
Il bambino capisce che la mamma o il papà leggono quei “geroglifici” neri e, quando li leggono, lui comprende meglio il significato.

Se il piccolo rompe un libro lo si aggiusta insieme con lo scotch e ogni volta che si torna su quella pagina si tocca “la cicatrice”, ricordando quando si è strappato. In questo modo si interiorizza che il libro ha bisogno di cura, non bisogna mai lasciarlo rotto.

I testi in rima attraggono molto, nel caso di Trasformanatura, di Agnese Baruzzi, le alette creano inoltre sorpresa. La rima favorisce un ascolto più semplice e aiuta l’apprendimento delle parole perché sono in un contesto di senso e di suono. Questa tipologia di scrittura permette di partecipare al gioco della lettura: io ti dico la parola, tu la sai e me la ripeti.
La rima crea anche il ritmo, è musicale.

Quando i bambini crescono sono in grado di individuare maggiori dettagli delle immagini e ci danno il tempo di leggere anche le parole.
Il libro A spasso con il mostro (o Il Gruffalò), di Julia Donaldson e Axel Scheffler, piace da 17 anni a tutti i bambini del mondo.
I libri, con il tempo, ci raccontano delle cose bellissime. Non servono a risolvere i problemi nell’immediato tipo togliere il pannolino, meglio guardarsi tutti i tipi di cacca e riderci su (Chi me l’ha fatta in testa?, di Werner Holzwarth e Wolf Erlbrunch). Riconoscersi in un’emozione, sentirla condivisa, è importante.

Ogni bambino è differente. L’adulto deve sospendere l’analisi, deve leggere per il piacere di farlo, non perché il piccolo deve imparare qualcosa. Alla comprensione ci si arriva con il tempo e la ripetizione.
La storia per la storia, per il piacere di leggere, di svuotare il cervello e andare in un mondo fantastico (Una zuppa di sasso, di Anais Vaugelade). E’ lo stesso motivo per cui noi adulti alla sera non guardiamo sempre i documentari informativi, ma i film.

L’immaginazione è tra le 11 forme di intelligenza umana. Quando proponiamo un modello, limitiamo l’immaginazione del bambino. Una principessa non è sempre bionda con gli occhi azzurri, ma può essere bassa e cicciottella, mora e con i ricci, o assomigliare a qualsiasi bambina reale.
I lupi sono lupi, da che mondo è mondo mangiano, le streghe stregheggiano, gli orchi orcheggiano, altrimenti non avrebbero senso di essere nelle storie.
La forza dei lupi è fondamentale, perché fanno quello che devono fare, e noi dobbiamo solo imparare a stare accorti. Le storie e il teatro servono a fare esperienza in un luogo protetto, per provare un’emozione, saperla riconoscere nella vita vera e affrontarla.
Nella realtà i lupi esistono, non è non raccontandoli che proteggiamo i bambini, anzi.

Le parole vanno lette tutte dentro le storie perché hanno tutte un senso.
I bambini hanno bisogno del buio e della paura, siamo noi adulti che non siamo più in grado di gestirle. E allora meglio iniziare a raccontare la storia quando il problema ancora non c’è. Continuare a raccontare fiabe edulcorate non serve a proteggerli ma li rende sempre più fragili e non in grado di affrontare le situazioni quando davvero nella vita accadranno.

La lettura è una possibilità per stare con i bambini.
Non bisogna mai dire “se non fai il bravo non ti leggo la storia” perché è come togliere il pane quotidiano che non si può togliere.
Uno dei momenti più adatti per leggere è quello che precede il sonno: la lettura serale diventerà un rituale di cui il bambino ha bisogno. Sa che quando è sera e la casa si calma, si stempera tutto.
Per addormentarsi occorrono storie tranquille, non attivanti, come Il grande libro dei pisolini, di Giovanna Zoboli, Il raffreddore di Amos Perbacco, di Philip C. Stead ed Erin E. Stead, Buonanotte, Gorilla! di Peggy Rathmann.

 

Lara Arduini

Lascia un commento