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Da che età fare esperienza di educazione ai diritti umani?

 

L’infanzia è il suolo sul quale andremo a camminare per tutta la vita.
(Lya Luft)

 

 

54 articoli, 3 protocolli opzionali, 4 principi fondamentali, 196 Stati impegnati: da più di vent’anni i bambini e i ragazzi di tutto il mondo hanno un documento che difende i loro diritti, stabilendo i doveri che gli adulti devono rispettare per permettere loro di vivere bene e di svilupparsi pienamente come persone.

 

Questo documento si chiama Convenzione sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza, approvata dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite il 20 novembre 1989, e ratificata dall’Italia il 27 maggio 1991 con la legge n. 176.

Rispetto a precedenti documenti, la CRC (Convention on the Rights of the Child) ribadisce una piena e più completa protezione dell’infanzia, ma anche e soprattutto lascia emergere in maniera esplicita l’immagine del bambino come soggetto attivo di diritti, al pari dell’adulto.

 

 Se l’educazione ai diritti è un processo formativo, esso può e deve iniziare prima della scuola,   proprio in quell’età così delicata da zero a sei anni in cui un bambino sviluppa e forma le sue   capacità affettive e cognitive. Secondo alcuni studi effettuati da ricercatori di psicologia   infantile, risulterebbe che già a partire dai dodici mesi certi bambini avvertono se una persona è   afflitta e cercano di consolarla, e che tra i due e i tre anni sono capaci di manifestare   atteggiamenti altruisti più complessi; sarebbe dunque possibile affrontare precocemente i temi   propri dell’educazione ai diritti umani con le metodologie e gli strumenti più adatti, proprio   facendo leva su questa carica emotiva, tipica dell’età prescolare.

 

 

Nel “Grande Libro dei Diritti dei Bambini”, fortemente voluto da Amnesty International, si ipotizza un possibile approccio per avvicinare i bambini (e gli adulti) a tematiche complesse come quelle dei diritti umani: “vivere”, “incontrare”, “conoscere”, “operare per” i diritti umani.

Soffermandosi sul primo verbo, all’interno dei servizi per la prima infanzia vivere i diritti umani significa creare un clima sereno in modo da permettere l’instaurarsi di rapporti interpersonali basati sul rispetto e l’ascolto reciproci; sono fondamentali gli atteggiamenti assunti dagli educatori, dal tono di voce alla coerenza tra le affermazioni e le azioni. Vivere i diritti umani comporta l’avere la capacità e la sensibilità di creare un ambiente che sia “sufficientemente buono” (D.Winnicott), capace di elargire le cure necessarie al benessere del bambino, che stimoli la creatività, la partecipazione, che dia ampio spazio al gioco, al rispetto dell’ambiente naturale e al diritto di esprimere le proprie emozioni, affinchè tutti possano esprimere le proprie potenzialità e siano accettati per quello che sono.

E’ nell’articolo 29 che la Convenzione da all’istruzione il potente mandato di sviluppare al meglio la personalità del bambino, i suoi talenti e le capacità-psico-fisiche, concetti ben presenti ad esempio nella filosofia reggiana di Loris Malaguzzi, dove il bambino è il costruttore della propria conoscenza e viene incoraggiato dall’ambiente ad una continua esplorazione ed interrogazione; l’adulto deve quindi porsi nei suoi confronti con un atteggiamento improntato al più profondo rispetto: deve ascoltare attentamente il bambino, dargli fiducia e fornirgli le risorse e un ambiente adeguato a stimolare l’osservazione della realtà, a porsi domande su di essa e a trovare autonomamente le risposte.

Offrire le condizioni per una crescita armoniosa del bambino, affinché egli sviluppi pienamente tutte le sue facoltà e diventi un cittadino consapevole e partecipe, questo il pensiero che dovrebbe sottendere ogni proposta educativa;in quest’ottica diventa importante provare a custodire nei servizi educativi la “Pedagogia della Lumaca”,

alla ricerca di un ritmo lento e vicino ai più piccoli, senza dimenticarsi che i diritti naturali dei bambini e delle bambine si raccontano con bellissime parole, ma vivono in semplici e concreti gesti!

 

 

 

 

Rita Zanella

 

 

 

Bibliografia

– Amnesty International “Il Grande Libro dei Diritti dei Bambini” Edizioni Sonda

– Emiliano Macinai “Pedagogia e diritti dei bambini” Carocci Editore

– Annie Groovie “Leon e i diritti dei bambini” Edizioni EDT

– Gianfranco Zavalloni “La pedagogia della lumaca. Per una scuola lenta e non violenta” Edizioni EMI

– Carolyn Edwards, Lella Gandini, George Forman “I cento linguaggi dei bambini” Edizioni Junior

 

 

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