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Esperienza svedese in un asilo nido Baby&Job

L’ambientamento al nido è uno dei momenti più delicati per la diade madre-bambino. L’inizio del nido segna, infatti, per il bambino il passaggio dalla sua vita da neon

Tradizionalmente nel nostro Paese questa fase di ambientamento è strutturata in un arco temporale di alcune settimane, in quanto prevede una familiarizzazione lenta e graduale del bambino con il nuovo ambiente e le nuove figure adulte di riferimento. Esiste un’altra metodologia, l’“ambientamento in tre giorni”, praticata nei Paesi nordici, in particolare in Svezia, paese basato sulla cultura dell’indipendenza. Le resistenze nei confronti di questa pratica, riguardano le ormai radicate abitudini in questa fase iniziale al nido e sono connesse ai preconcetti culturali relativi all’attaccamento madre-bambino. Il tipo di inserimento, infatti, racconta l’approccio alla vita, come sostengono gli psicologi dell’età evolutiva. Pertanto l’ambientamento seguito in Italia è l’effetto di un modello educativo basato sulla non indipendenza.

 

L’ambientamento in 3 giorni si basa su alcuni principi base:

  1. Il bambino piccolo non ha il senso del tempo;
  2. Il genitore è guida;
  3. Il genitore conosce ed accetta l’ambiente.

Questi 3 principi rendono un genitore tranquillo, trasmettendo di conseguenza tranquillità al figlio.

L’asilo nido “L’isola che non c’è” nel progetto educativo adotta anche questo modello, accanto a quello tradizionale. Come quest’ultimo la relazione inizia dal colloquio conoscitivo con i genitori. Ed è in questa fase che, spiegando chiaramente le modalità, si propone al genitore questo modello di ambientamento.

L’ESPERIENZA DI SETTEMBRE 2017

A settembre 2017, 4 mamme con i propri bambini sono stati in asilo per tre giorni consecutivi, dalle 9,30 alle 15,30, condividendo appieno ogni momento della giornata, dalla colazione alla merenda. Un’immersione integrale per grandi e piccoli in un contesto dove ogni cosa era nuova: non solo gli ambienti, ma anche la metodologia educativa, la libertà lasciata al bambino di sperimentarsi nell’arrampicarsi sullo scivolo, piuttosto che di dipingere non solo il foglio ma anche le mani, la possibilità di mangiare da solo con il cucchiaio dei grandi o di bere da un bicchiere di vetro.

In questi 3 giorni si è letto tanto stupore negli occhi delle mamme, incredule dinanzi ai gesti dei bambini, tutti, stupore che un genitore può assaporare solo con la possibilità di vivere pienamente la giornata al nido. Questi 3 giorni, tuttavia, non sono stati caratterizzati solo da routine ma anche e soprattutto dalla relazione con il bambino. Infatti, per tutti e tre i giorni il ruolo principale di cura è affidato al genitore, l’educatrice cerca piuttosto un contatto ed uno scambio empatico con il bambino durante i momenti ludici.

Durante il momento del riposo dei bambini, per le mamme è stato allestito uno spazio relax, uno spazio pensato anche per attivare un momento di conoscenza e confronto tra mamme, una parentesi di riflessione sulle singole giornate, guidata da un Diario personale (consegnato ad ogni mamma).

Ovviamente, come il tradizionale non termina in alcune settimane, anche con questa metodologia, l’ambientamento non si conclude in tre giorni. Il quarto giorno, infatti, quando le mamme hanno salutato i figli affidandoli alle educatrici, è iniziata una fase nuova: da quel momento c’era l’educatrice, i bambini e il bagaglio dei giorni precedenti. Il genitore, tuttavia, chiudendo la porta del nido, conosceva completamente e chiaramente come si svolgeva la giornata del figlio, lasciando poco spazio all’immaginazione e di conseguenza, alle paure che solo l’ignoto può suscitare.

Un grande punto di forza, pertanto, dell’“Ambientamento in tre giorni”, è proprio la trasparenza della quale il genitore può godere vivendo appieno le giornate al nido. Non si parla solo di una trasparenza pratica relativa alle routine, ma anche e soprattutto di una trasparenza relazionale, che passa dal rapporto educatrice/genitore e quello educatrice-bambino. In tre giorni il genitore ha modo di conoscere ed entrare in relazione con l’educatrice (e viceversa) molto più di quanto potrebbe accadere in un colloquio o in due ore trascorse in sezione.

Alcune testimonianze dei genitori dell’Asilo “L’isola che non c’è”:

“Il vivere tre giorni pieni con mia figlia nel nuovo ambiente sono serviti sicuramente a farle avere fiducia nei confronti del nuovo posto.” Mamma di Aurora T.

“Un inserimento full time dà la possibilità di vedere dal vivo il mondo amorevole e professionale con cui le educatrici si rapportano ai bimbi. Nello stesso tempo dà al bambino la possibilità di acquisire fiducia e sentire l’ambiente e le persone familiari.” Mamma di Edoardo.

“Forse ci sono più punti di forza per noi genitori che ci rendiamo conto di come si svolge la giornata.” Mamma di Aurora A.

“È stata un’esperienza completa… nell’arco di tre giorni è stato fatto tutto il necessario per tranquillizzare la mamma e far sentire il bimbo nella sua seconda casa.” Mamma di Leonardo.

Gabriella Azino

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