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“Ogni materiale che si presenta ai nostri sensi nella sua bellezza, si mostra anche nella sua intelligenza”.

Guerra, Ottella, Vincetti, 2017

 

 

 

L’espressività narrativa di un bambino può definirsi attraverso la pluralità di linguaggi che lo caratterizzano: linguaggio verbale, grafico, manipolativo, motorio, musicale e anche costruttivo. In quest’ultimo caso si riconosce la naturale inclinazione del bambino a costruire, decostruire, seriare e classificare e si mette in evidenza il forte interesse per i percorsi narrativi ed auto-narrativi, che si sviluppano in maniera non convenzionale nei contesti educativi. Il linguaggio costruttivo crea un ponte tra la realtà e la fantasia: le tracce lasciate rappresentano costruzioni effimere, mutevoli nel tempo e ci fanno intravedere segmenti del mondo interno dell’autore o degli autori. In questo senso è possibile stabilire una stretta connessione tra pensiero, ricordo, emozione, azione, parole e composizione, o s-composizione, costruttiva. Attraverso il linguaggio costruttivo il bambino esprime se stesso, riesce a elaborare i propri contenuti anche senza usare le parole. In questo senso, il processo costruttivo-creativo viene visto come attività espressiva e liberatoria, in grado di permettere l’affiorare delle istanze più profonde del bambino che comunica attraverso questo canale, il suo punto di vista sul mondo che lo circonda.

Nei servizi educativi la presenza di materiale destrutturato, come le loose parts, o elementi sciolti nella definizione che ne fornisce Nicholson (1972), è sempre più consistente. Nei primi anni di vita del bambino, questa tipologia di materiale permette di sperimentare le caratteristiche fisiche degli oggetti, di scoprirne le proprietà termiche (freddo/metallo, caldo/legno, ecc), di conoscere gli oggetti attraverso i cinque sensi, di metterli in relazione fra loro, di comprenderne le reazioni alle azioni. Tutto questo è in grado di attivare complessi meccanismi di ragionamento e apprendimento duraturi. A differenza delle costruzioni di uso comune che si incastrano perfettamente tra loro, il materiale destrutturato ha modalità di assemblaggio tutte da scoprire, forme inusuali, colori e consistenze diversi tra loro che stimolano fortemente il gusto estetico e la creatività. Le loose parts sono elementi di origine naturale e artificiale che possono essere spostati, trascinati, combinati tra loro, impilati, usati in maniera del tutto originale e inconsueta, utilizzando spazi liberi o definiti, strutturati tramite dei supporti: teli, cornici, pedane singole o multiple con altezze diverse, tappeti, macro sezioni di tronco. Le loose parts non implicano un uso riduttivo degli oggetti proposti ma stimolano una pluralità di azioni. Non hanno un limite perché non hanno una funzione specifica ma sono al servizio dell’immaginazione del bambino. Pensare e progettare situazioni in cui il bambino manipola i materiali (che sono quindi intesi come frammenti del mondo reale), consente di strutturare percorsi di apprendimento in cui il bambino diventi un costruttore di intelligenze e quindi protagonista attivo del suo conoscere tramite la sperimentazione diretta.

Le loose parts permettono al bambino di formulare strategie costruttive, elaborando un progetto e sperimentando in questo, le qualità materiche, attraverso processi di categorizzazione, assimilazione e differenziazione preziosi per lo sviluppo del bambino.
Per l’allestimento dei setting educativi con le loose part si utilizzano materiali come: stoffe, bottoni, rametti di legno, tronchi sezionati, foglie, conchiglie, pigne, scatole riciclate dalle confezioni degli alimenti, rotoli di carta di varie dimensioni, tubi e fusi di cartone, tappi di sughero di diverse dimensioni, coperchi dei barattoli, gomitoli, bobine tessibili, contenitori di plastica riciclata, nastri, blocchi di legno, rocchetti etc.. Ad esempio, il materiale non strutturato, che riveste grande importanza nel contesto educativo è il materiale di riciclo creativo, di recupero, scarti industriali: una risorsa educativa fondamentale che permette la sostenibilità, la creatività e la ricerca e la realizzazione di giochi da parte degli educatori, anche insieme ai bambini ed alle famiglie, nell’ottica di proporre alternative non commerciali.
Gli oggetti proposti vengono ordinati secondo la loro appartenenza alla stessa tipologia di materiale, contenuti in scatole trasparenti o ceste in base alla loro dimensione. Viene dedicata molta cura all’esposizione dei materiali affinché l’impatto visivo che ne risulti sia quello di un insieme suggestivo per le sue qualità estetiche, che possa incuriosire e invitare all’uso del materiale.
La scelta di privilegiare le loose parts nei contesti educativi implica anche il ricorso ad un approccio inclusivo e democratico al gioco e rimanda ad un’idea di bambino intelligente, capace di libera iniziativa e competente, curioso, che ama sperimentare e mettersi in gioco giocando: i bambini hanno la possibilità di scegliere con quali elementi interagire e secondo quali logiche costruttive; se procedere a livello individuale o coinvolgendo i compagni; se conservare le tracce realizzate o distruggerle, lasciandosi guidare dal proprio gusto estetico, dal proprio intento progettuale e compositivo, dalla propria ispirazione artistica, dal proprio senso spaziale, volumetrico, “architettonico”.

Giorgia di Fabio

 

                             

 

Bibliografia
– Edwards C., Gandini L., Forman G., (2017), I cento linguaggi dei bambini. L’approccio di Reggio Emilia all’educazione dell’infanzia. Ed. Junior
– Guerra M. (a cura di), Materie intelligenti. Il ruolo dei materiali non strutturati naturali e artificiali negli apprendimenti di bambine e bambini, Junior 2017
– Nicholson S., “How not to cheat children. The the theory of loose parts”, in Landscape architecture, n. 62 1971, pp. 30-34 https://media.kaboom.org/docs/documents/pdf/ip/Imagination-Playground-Theory-of-Loose-Parts-Simon-Nicholson.pdf

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