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Salita S.Nicola da Tolentino, 25

00187 Roma
 

Un saggio, guardando da lontano, grida:
“Vedo una belva avvicinarsi!”.
Poco dopo, osservando la medesima figura, esclama:
“Vedo un uomo venirmi incontro!”.
Infine, quando l’altro gli è ormai accanto afferma:
“C’è un fratello con me alla mia mensa!”
(Apologo Orientale)

 

 

In un periodo storico in cui la presenza di famiglie straniere in Italia è sempre più stabile e concreta, emerge la necessità di riflettere sul ruolo dei servizi educativi e su modelli pedagogici che possano predisporre percorsi di arricchimento basati sulla valorizzazione della diversità.
I servizi educativi, infatti, accolgono e riflettono i cambiamenti socio-culturali che stiamo vivendo e possono quindi divenire luogo di incontro tra culture diverse. In che modo? Aprirsi all’altro, riconoscerne i modelli familiari e culturali, mantenendo integra però l’identità specifica del servizio educativo, crea un’occasione di conoscenza e di scambi e rappresenta un’opportunità per co-costruire nuovi contesti relazionali.
L’asilo nido è la prima realtà extra-familiare sperimentata dal bambino, è il luogo dove si stabiliscono legami affettivi e si impara a vivere in relazione con gli altri. Il nido è anche il primo posto dove il bambino porta il proprio vissuto familiare: ogni bambino che entra al nido, in qualche modo, mette in atto i propri modelli familiari nella relazione con gli altri ed è “ambasciatore” della propria cultura.
L’asilo nido e i servizi per l’infanzia in generale sono quindi spazi di condivisione e di incontro e possono rivestire un ruolo cruciale nei percorsi di integrazione interculturale dei bambini di origine straniera, che, soprattutto nel primo periodo dell’ambientamento, si trovano “sospesi tra due mondi”, tra due culture, tra modelli educativi che possono essere anche molto differenti tra loro.
I servizi educativi possono colmare questa dicotomia e diventare il luogo dove si vivono le differenze senza valutazioni o pregiudizi, dove la multiculturalità diventa quotidianità, dove si sperimenta il reciproco riconoscimento e l’auto riconoscimento e dove, soprattutto, si gettano le basi del percorso dell’inclusione.
I bambini stessi ci mostrano come attuare tutto ciò: la curiosità, l’apertura mentale e l’assenza di preconcetti sono alla base di qualsiasi forma di apprendimento e della conoscenza dell’altro; sarà possibile così colmare la distanza tra questi “due mondi” per dar vita a uno scambio produttivo di esperienze e conoscenze.
Tutto ciò è possibile solo se si costruisce una relazione nido-famiglia basata sulla cooperazione e la reciprocità, aspetti ancora più importanti in situazioni di multiculturalità.
Questa riflessione guida il pensiero educativo che quotidianamente viene messo in pratica in un contesto multiculturale quale quello dell’asilo nido Childcare del World Food Programme.
Il Childcare presenta infatti una natura multiculturale e plurietnica poiché accoglie bambini provenienti da tutto il mondo e famiglie in cui è possibile ritrovare culture differenti.

Abbiamo quindi deciso di dar spazio alle diverse culture che caratterizzano la realtà del Childcare attraverso il laboratorio “A Walk to Far Places”.

Il progetto ha coinvolto i bambini e le bambine della sezione dei grandi ed ha visto protagoniste le stesse famiglie che, a turno, hanno partecipato attivamente al laboratorio raccontando sé stesse e la propria cultura attraverso “la valigia dei piccoli viaggiatori”.

Il nido ha aperto le porte alle storie familiari e alle differenze culturali dei bambini che attraverso libri, canzoni, fotografie, giochi hanno arricchito la vita quotidiana del nido. Questa semplice scatola ha racchiuso in sé un prezioso contenuto che ha avuto una significativa valenza affettiva per il singolo bambino, gli ha consentito di rappresentare e raccontare la propria cultura e, così facendo, riconoscersi anche nella propria storia. L’intera sezione, bambini ed educatori inclusi, è stata quindi spettatrice attiva dell’esperienza di condivisione e ha avuto così l’opportunità di confrontarsi con storie, usanze, suoni linguistici sconosciuti.

 

                                          

Abbiamo quindi scoperto che nel paese da cui proviene Adam vivono i leoni, abbiamo giocato con una matrioska e ballato le canzoni country, odorato il caffè salvadoregno di Gianmarco, cucinato i tipici cookies americani insieme ad Evelyn, o indossato un tipico copricapo kazako; abbiamo incontrato culture lontane dalla nostra e ri-scoperto le tradizioni delle provincie italiane.
L’educazione interculturale può favorire infatti anche il confronto tra individui che hanno in comune la provenienza o la lingua, ma differenti tradizioni o storie familiari.
Ogni volta abbiamo assistito a uno scambio, a una crescita reciproca tra colui che, con orgoglio, raccontava sé stesso e si riconosceva in quei profumi, o immagini familiari, e chi ascoltava e fruiva del suo regalo.

                                           

“Aprire quella valigia” ha significato aprire la mente e dar voce alla possibilità di conoscere l’altro e, in questo processo, riconoscere anche se stessi. Le famiglie ci hanno dato in prestito colori, suoni, profumi della loro terra e ci hanno affidato la loro storia familiare; facendo ciò hanno apportato un valido e prezioso contributo all’azione educativa nel formare individui maggiormente consapevoli di ciò che li circonda.

Il laboratorio è stato un percorso aperto, in cui è stato possibile valorizzare le differenze, in uno scambio di ruoli continuo che ha permesso ad ognuno di sentirsi al tempo stesso unico nella propria soggettività e contemporaneamente vicino agli altri. Abbiamo infatti scoperto e sperimentato che la diversità non è una minaccia, è semplicemente qualcosa di ancora sconosciuto che racchiude in sé un’opportunità di crescita e apprendimento.

 

“L’educazione non deve soltanto trasmettere una cultura, ma deve anche portare a contatto con visioni del mondo diverse da quella cultura, e spingere l’individuo ad esplorarle.”
J. Bruner

 

Bibliografia

Favaro G., Mantovani S., Musatti T. (a cura di), Nello stesso nido. Famiglie e bambini stranieri nei servizi educativi, Franco Angeli, 2006.

Silva C., I bambini stranieri nelle scuole e nei servizi educativi, parte 1^ e 2^, in Bambini, Gennaio-Febbraio 2005.

Guidotti M., Microcosmi d’intercultura, in Bambini, Gennaio 2019

 

Francesca Murri

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