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Zona Rossa: ripensare gli spazi e i tempi domestici per l’infanzia

Parte 2: I tempi

 

Diamo seguito al precedente contributo relativo al ripensamento degli spazi e tempi domestici per l’infanzia in fase di Zona Rossa e chiusura dei servizi 0-6 anni, per trattare nello specifico la questione relativa ai tempi.

Come si diceva, i bambini e le bambine si sono trovati in questi giorni improvvisamente catapultati da uno spazio/tempo totalmente “a misura di bambino” in una routine temporale e in uno spazio domestico per lo più “a misura di adulto”. Abbiamo già visto nel precedente contributo come, dal punto di vista degli spazi, sia possibile pensare all’allestimento di alcuni angoli o centri di interesse per dare continuità a quanto si fa al nido e a scuola nei periodi di “normalità”, per favorire l’autonomia dei bambini/e, per facilitare la loro gestione nelle mura domestiche per molte ore da parte dei genitori.

Veniamo ora a trattare la questione dei tempi, che si connette strettamente al concetto di routine, ossia tutti quei momenti che al nido e a scuola si ripetono più o meno sempre uguali ogni giorno (accoglienza, colazione, pranzo, cambio, igiene personale, nanna, pasto, etc.) e che scandiscono nella loro sequenzialità la giornata dei più piccoli.

La riflessione sui tempi e sulle routine implica una fondamentale premessa: se per l’adulto la routine può rappresentare qualcosa di negativo in quanto ripetitivo e perciò noioso, in realtà per bambini e bambine ha la funzione di fondamentale “contenitore emotivo”. Nella sua prevedibilità, la routine consente loro di avere una percezione chiara e rassicurante della scansione della giornata e del passaggio del tempo, oltre a permettergli un ampio spazio di autonomia: se la routine si ripete sempre uguale, il bambino o la bambina sa come muoversi al suo interno, come affrontarla e come gestirla, anche senza l’aiuto costante dell’adulto. Ogni routine nei servizi 0-6 anni, pertanto, si riempie di significati educativi importanti, legati prima di tutto allo sviluppo di autonomia e autostima, ma anche all’acquisizione di competenze importanti dal punto di vista motorio, sociale, cognitivo, affettivo.

In questa fase di Zona Rossa, dunque, il primo consiglio ai genitori è evitare di stravolgere troppo la routine cui i bambini sono abituati: è importante trovare un compromesso ed un bilanciamento tra i tempi degli adulti e i tempi dell’infanzia. Anticipare leggermente l’orario dei pasti per poterli svolgere insieme ai figli, per esempio, oppure rispettare l’orario abituale in cui la sera vengono accompagnati a dormire (anche se sappiamo che il giorno seguente non dovranno andare al nido) può essere utile per dare un senso di continuità e non destabilizzarli.

Altro suggerimento è quello di rendere prevedibile la sequenza della giornata ai bambini/e. Al nido e a scuola si usa spesso il “cerchio del mattino” (o circle time): una volta terminata l’accoglienza di tutti, ci si riunisce in un cerchio per dedicarsi un momento di saluto collettivo e “si chiacchiera”, anticipando anche ai bambini/e il programma previsto per la giornata. Anche a casa possiamo prevedere un momento familiare condiviso, a colazione, in cui si chiacchiera (anche con i più piccini, che magari ancora non parlano ma hanno già un’ottima capacità di comprensione di ciò che viene loro detto!) e si anticipa con parole semplici al bambino/a ciò che accadrà in seguito. Questo semplice accorgimento può certamente contribuire a tranquillizzare i più piccoli, riportandoli in una rassicurante dimensione di prevedibilità dell’immediato futuro (proprio come accade al nido o a scuola).

Per dare un significato di qualità al tempo trascorso in casa con i propri figli è utile ricordare anche un altro aspetto: non sono solo i momenti trascorsi a giocare o svolgere qualsivoglia proposta educativa insieme a loro quelli in cui si costruisce la relazione e si veicolano apprendimenti importanti per la crescita; anche i momenti apparentemente “morti” e di routine – a casa come al nido o a scuola – sono ricchissimi di apprendimenti e sviluppano un grandissimo numero di competenze, oltre a mettere fortemente in relazione grandi e piccoli.

Per spiegare questo concetto ci rifacciamo in particolare a ciò che Maria Montessori chiamava “attività di vita pratica”: proprio quelle attività che ciascuno di noi adulti, ogni giorno, nella propria casa, ripete in modo del tutto naturale e spontaneo. Cucinare, apparecchiare, sparecchiare, gestire autonomamente posate e bicchieri, lavare e stendere i panni, rifare i letti, spolverare, spazzare, riordinare, pulire, dare l’acqua alle piante, occuparsi del cane o del gatto… l’elenco può essere lunghissimo. Coinvolgere i bambini e le bambine, anche se piccoli, nel collaborare con noi in queste attività è un gesto apparentemente semplice, ma in realtà ricchissimo. Innanzitutto, è un modo per stare insieme e in relazione: se durante la giornata siamo impegnati nel lavoro o nelle nostre attività “adulte” in cui non possiamo coinvolgere i bambini/e, quando siamo obbligati a svolgere questo tipo di attività di “vita pratica” perché non approfittarne per passare del tempo coi nostri figli, che certamente ci seguiranno volentieri se li renderemo partecipi?  Inoltre, molti di questi gesti e pratiche quotidiane sono fondamentali per loro per l’apprendimento di competenze, da quelle motorie (pensiamo per esempio a quanto sia coinvolta la manualità fine e la coordinazione oculo-manuale nell’appendere i panni con una molletta o nel versare l’acqua in un bicchiere o nell’apparecchiare la tavola), a quelle sociali (apparecchiare e sparecchiare non solo per sé ma anche per gli altri componenti della comunità, per esempio), affettive (prendersi cura e accudire una piantina o un animale, per esempio), cognitive (la capacità di problem solving, ossia di risoluzione di un problema, è implicata in molti dei gesti descritti), linguistiche (quanti messaggi verbali e non verbali, quanti dialoghi passeranno fra noi e i nostri figli nel momento del “fare insieme” delle azioni?) Al di là del risultato più o meno riuscito delle attività pratiche svolte dai bambini (diamo per scontato che, magari, non apparecchieranno in modo perfetto, verseranno l’acqua un po’ fuori dal bicchiere o dal vaso della piantina, non raccoglieranno benissimo le briciole da terra con la scopa…), ciò che conta è l’azione condivisa con l’adulto (che crea relazione), la fiducia che gli viene accordata dall’adulto (che si traduce in autostima), lo sviluppo dell’autonomia.

Saper cogliere tutti i momenti della giornata, anche oltre a quelli esplicitamente dedicati al gioco, in cui è possibile trascorrere del tempo insieme ai nostri figli anche svolgendo attività apparentemente “normali” è una chiave importante per trasformare i tempi vuoti in tempi pieni e ricchi di significato. Per esempio, osservare dalla finestra il tempo atmosferico, il mondo esterno circostante, i fenomeni naturali (proprio come in genere accade durante il circle time del mattino alla scuola dell’infanzia: che tempo fa oggi? Che giorno è? In che stagione ci troviamo? Gli alberi sono verdi o sono spogli? Perché?) può diventare un momento di dialogo (sviluppo linguistico) e di apprendimento “scientifico”: con naturalezza e semplicità.

La casa, in fondo, è per i bambini e le bambine un laboratorio di apprendimento permanente!

Questi semplici accorgimenti possono certamente trasformare molte ore e momenti della giornata trascorsa obbligatoriamente fra le quattro mura domestiche in un tempo di qualità e relazione, a beneficio tanto dei piccoli, quanto degli adulti.

 

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