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Zona Rossa: ripensare gli spazi e i tempi domestici per l’infanzia

Parte 1: Gli spazi

Dopo il lock-down della primavera/estate 2020, a settembre scorso sono rientrati in attività i servizi 0-6 anni più o meno in tutta Italia; fino alla recente chiusura del 15 marzo, dovuta all’ingresso di quasi tutte le Regioni in Zona Rossa.

Questo ha comportato, nei nidi e scuole dell’infanzia, la ripresa dei LEAD: Legami Educativi a Distanza, ossia la versione 0-6 anni della DAD (Didattica a Distanza).

Senza voler entrare in questa sede nel merito dei LEAD – dei principi pedagogici che li sostanziano e delle modalità che li traducono in prassi operative – ci interessa qui invece condividere alcune riflessioni sull’esigenza di ripensare i tempi e gli spazi domestici in una fase in cui i bambini e le bambine si trovano a passare dentro casa anche tutte le ore che normalmente trascorrevano al nido o a scuola.

I bambini e le bambine, infatti, sono stati improvvisamente catapultati da uno spazio/tempo totalmente “a misura di bambino”, in una routine temporale e in uno spazio domestico per lo più “a misura di adulto”: le nostre case, dove le famiglie spesso trascorrono solo poche ore tutti insieme, non sono pensate nella maggior parte dei casi per accogliere le esigenze di autonomia dei più piccoli (se non, nel migliore dei casi, nel caso delle loro camerette) e la scansione della giornata è commisurata alle esigenze degli adulti. Tutto ciò può comportare una perdita da parte dei bambini e delle bambine di quell’autonomia che al nido e a scuola invece hanno conquistato, e di conseguenza un’esigenza di intrattenimento continuo da parte degli adulti: faticoso e spesso ingestibile soprattutto se in regime di smart working, nonché frustrante per i piccoli. Ecco perché – tenendo ovviamente conto dei dovuti compromessi ed adattamenti del caso – è forse consigliabile in questo momento “trasferire un po’ di scuola dentro casa”.

Può essere utile trasportare nella dimensione domestica un concetto che è a fondamento del lavoro educativo svolto nei servizi 0-6 anni, ossia: la crescita e l’apprendimento dei bambini e delle bambine, l’acquisizione delle autonomie, si fondano certamente su proposte educative strutturate ideate dagli educatori e dagli insegnanti, ma soprattutto sul lavoro di “regia” e facilitazione da loro svolto a livello di allestimento dello spazio e organizzazione delle routine della giornata. Le proposte educative (che in fase di LEAD vengono condivise dagli educatori con i genitori o svolte tramite videochiamate o altre modalità di contatto audio/video) rappresentano solo una minima “fetta temporale” nella durata complessiva della giornata di bambini e bambine, sia quando vanno al nido e a scuola, sia ora che si trovano a casa. E per tutto il resto del tempo? Non è pensabile che possano essere gli educatori (nei servizi) o i genitori (a casa) ad intrattenerli continuamente! Sia per questioni organizzative, sia, soprattutto, per motivazioni pedagogiche legate al fondamentale sviluppo della libertà di scelta, dell’autonomia, delle competenze di bambini e bambine, che devono poter essere attivi protagonisti dei propri processi di gioco e di crescita, e non continuamente e serratamente guidati dagli adulti.

Ecco allora che si apre la riflessione su alcuni semplici accorgimenti per ripensare i tempi e gli spazi domestici in questa fase di semi-lock down.

Iniziamo dagli spazi. Il nido e la scuola dell’infanzia organizzano lo spazio-sezione in base al principio degli angoli o centri di interesse”: aree leggibili e ben organizzate, deputate ciascuna ad una specifica tipologia di gioco. Con le dovute semplificazioni e compromessi, è consigliabile organizzare – anche in modo pervasivo, non solo nella cameretta ma ampliandosi in altre stanze della casa (es: salotto, studio, camera da letto…) – alcuni angoli, fruibili dai bambini/e in autonomia con una semplice supervisione (ma non un coinvolgimento diretto e costante nel giocare con loro) da parte dell’adulto.

A titolo di esempio, si potrebbero realizzare a casa con pochi accorgimenti e materiali poveri o di recupero i seguenti angoli (in versione ovviamente semplificata rispetto al nido e alla scuola):

  • Angolo della tana: un fondamentale spazio di “decompressione” emotiva, una sorta di rifugio dove il bambino può andare quando ha desiderio di intimità, fuori dallo sguardo dell’adulto, per rilassarsi e rielaborare le emozioni e sollecitazioni della giornata. Realizzabile in molti modi diversi, per esempio con uno scatolone molto grande in cui ritagliare la “porta”, con una tenda tirata in un angolo, con cuscini e lenzuoli fissati a formare una sorta di tenda, o appoggiati su pouf o seggioline….
  • Angolo euristico: si può delimitare un’area con un tappeto, su cui disporre un cestino dei tesori (un velocissimo giro sul web farà capire in pochi minuti come sia facile realizzarlo con gli oggetti di recupero che tutti noi abbiamo in casa: un cestino o una scatola e mestoli di legno, cucchiai, colini, spazzoline, nastri, stoffe, grosse pigne, limoni essiccati….) per i più piccoli che ancora non camminano; oppure oggetti di recupero simili a quelli del cestino e alcune scatole di varia forma e misura, quando i bambini iniziano a spostarsi e sono perciò più interessati al Gioco Euristico (anche qui, si consiglia un breve giro sul web: senza la pretesa di realizzare le vere e proprie sacche del gioco euristico, è sufficiente la raccolta di oggetti di recupero e di scatole, perché i piccoli sono interessati a riempire/svuotare e alla esplorazione e selezione degli oggetti da riporre ed estrarre dai contenitori); o ancora, si può predisporre una “scatola delle scatole”, con barattoli, contenitori e bottiglie che i bambini/e possano aprire e chiudere, cercando i tappi della misura giusta e sperimentando le modalità di chiusura e apertura. O ancora, spazio alla fantasia: uno scolapasta girato e un pacco di spaghetti, oppure delle mezzemaniche e dei cordini porteranno il bambino/a ad esercitarsi a infilare/sfilarle dai buchi; e così via, anche prendendo spunto da ciò che vediamo fare spontaneamente ai piccoli con gli oggetti che trovano in giro per casa. Sono tutti giochi che sviluppano capacità cognitive importanti legate ai concetti di misura e qualità degli oggetti, alla capacità di problem solving, e stimolano anche la manualità fine: per questo, impegnano per molto tempo i bambini/e.
  • Angolo grafico espressivo: lasciare a disposizione quanto meno fogli e colori è fondamentale, magari su un tavolino basso, e comunque in uno spazio appositamente predisposto. Se il timore è che il bambino possa sporcare le pareti o altro, si consiglia di prediligere pastelli a cera o matite colorate e soprattutto di “rivestire” l’angolo scelto anche a terra e sulle pareti con la carta: fra l’altro, questo consente al bambino/a di sperimentare posizioni e modalità diverse di espressività grafica (anche in verticale, per esempio). Il disegno rappresenta per il bambino/a la modalità di espressione più immediata del proprio mondo interiore, attraverso le grafiche riesce a lasciare le prime “tracce di sé”. Per i più grandi si possono lasciare a disposizione anche forbici con le punte arrotondate o colle, materiali di riciclo vario naturali e non (foglie, rametti, carte di vario tipo, cartoncini, rotoli di carta igienica, cotone, etc.) per stimolare il pensiero creativo e costruttivo, assemblando liberamente i materiali tra loro.
  • Angolo della lettura: ritagliarsi momenti di lettura condivisa di albi illustrati e libri con i propri figli è sempre consigliabile; ma altrettanto consigliabile è lasciare gli albi a disposizione dei piccoli per un accesso autonomo, che consenta loro di sfogliare, ripercorrere le immagini e la storia, rielaborare a modo proprio l’esperienza. L’ideale sarebbe abbinare alla zona-libreria un “angolo morbido” con tappeto, cuscini, divanetti o pouf dove il bambino/a possa leggere in una dimensione calda e intima.
  • Angolo dei travestimenti: tutti noi da piccoli abbiamo giocato con gli abiti di mamma o papà, ci siamo divertiti ad indossare le loro scarpe, sciarpe, borse, collane… il travestimento è una delle attività preferite di bambini e bambine, collegata al gioco simbolico e del “far finta di”, tanto utile per loro per impersonare ruoli adulti e meglio comprendere la realtà circostante, per rielaborare interiormente attraverso il gioco vissuti ed emozioni. Mettere a disposizione in un angolo apposito, dentro cesti o con appendini, alcuni abiti poco usati, qualche scarpa, sciarpe, cappelli, stoffe, vecchie borse, etc. è più che sufficiente per dare l’idea di un angolo dei travestimenti. Unica accortezza: la vicinanza con uno specchio, dove il bambino/a possa vedersi riflesso; altrimenti, che divertimento c’è?
  • Angolo del gioco simbolico: strettamente correlato per finalità a quello dei travestimenti (rielaborazione della realtà), può includere bambole e i correlati oggetti (anche reali) di accudimento, per esempio pannolini; pentoline, stoviglie, piatti, bicchieri, posate, tovagliette, anche reali – e se si vuole stare tranquilli rispetto alla sicurezza, fatti di materiali infrangibili (legno, metallo, plastica) – facilmente reperibili nelle nostre cucina; ma anche altri oggetti utili a riprodurre gesti ed azioni del mondo degli adulti, per esempio qualche block notes, matite, vecchie tastiere di pc o vecchi telefoni, schermi in disuso, per riprodurre “l’angolo smart working”. Fondamentali in quest’area dei piani d’appoggio tipo tavolini o mobiletti bassi e, se possibile, delle seggioline o pouf ad altezza bambino.
  • Angolo del movimento: uno degli aspetti certamente più sacrificati in lunghe ore di permanenza in un ambiente domestico è la libertà di movimento, proprio uno dei più importanti, tuttavia, per la crescita e il sano sviluppo psicofisico di bambini e bambine. Pensare di ricavare dentro casa un’area “in sicurezza” dove però il bambino/a possa “scatenarsi” in libertà, sfogando le energie fisiche compresse e contestualmente esercitandosi nello sviluppo di capacità grosso-motorie importanti (correre, saltare, rotolare, etc.) può essere utile. Compatibilmente con gli spazi a disposizione (non tutte le case hanno le stesse dimensioni), si può utilizzare un corridoio o una porzione di stanza, ovviamente lontana da mobili con angoli o spigoli, “foderata” con cuscini, vecchi piumoni o trapunte, allestita con tappeti gommati o tappetini da palestra, e magari palle morbide. Sapere di avere una zona dove poter liberare, al bisogno, tutte le proprie energie può certamente essere utile al bambino/a per scaricare emozioni e sollecitazioni della giornata. Anche in questo caso, un tuffo nel passato della nostra infanzia può guidarci: quanti di noi da piccoli hanno saltato fino a sfinirsi sul lettone di mamma o papà oppure hanno fatto la lotta a cuscinate?
  • Centro d’interesse della manipolazione e dei travasi: l’ideale sarebbe predisporre un angolo vero e proprio dedicato alla manipolazione di materiali plasmabili quali pasta di sale, plastilina, das, oppure di oggetti e sostanze naturali quali farine, legumi, varie tipologie di pasta, riso, cous-cous, o ancora frutta e verdura, etc.; il tutto abbinato a contenitori di vari formati, imbuti, colini, cucchiai etc. per consentire oltre che di manipolare anche di travasare oggetti e sostanze. Ci rendiamo però conto che l’area, se fruita in autonomia, dovrebbe essere inevitabile “sporcabile”: si può pensare di rivestirla con grossi teli plastificati disposti a terra per facilitare il riordino una volta che il bambino/a ha esaurito l’attività. Se tuttavia si preferisce evitare di dover, per esempio, raccogliere farina per tutta casa (!!), è sempre possibile creare un centro di interesse dedicato alla manipolazione e/o ai travasi nel momento in cui si cucina; un genitore impegnato a preparare la cena può certamente affiancarsi il proprio bambino dandogli prodotti naturali manipolabili: un po’ di farina e acqua per pasticciare, un frutto tagliato da esplorare liberamente con i cinque sensi, un po’ della pasta cruda che sta per cucinare con qualche ciotolina per travasarla….si aprono mille opportunità per far divertire il bambino/a e, contestualmente, sviluppare competenze di percezione, manipolazione, manualità fine e coordinazione oculo-manuale fondamentali per la crescita.

Sono questi solo alcuni spunti, brevi flash: come si sarà capito, l’obiettivo che si suggerisce non è quello di riprodurre in modo pedagogicamente inattaccabile gli angoli del nido dentro casa, poiché si tratta di ambienti completamente diversi, sia dal punto di vista strutturale, sia come finalità che li sostanziano. E’ giusto che le case non diventino dei nidi e delle scuole, ma che continuino ad essere spazi che accolgono anche le esigenze degli adulti. Semplicemente, si è voluto fornire alcuni suggerimenti pratici per migliorare la qualità di vita tanto dei bambini/e quanto degli adulti in questo momento di condivisione di numerose ore dentro le quattro mura domestiche. Ciascun nucleo familiare poi avrà modo di adattare e reinterpretare gli spunti, in base ai propri spazi domestici e alle proprie esigenze e, soprattutto, in funzione delle caratteristiche specifiche dei propri figli: non dimentichiamoci che ogni bambino/a è unico e diverso!

Ci sembra importante sottolineare che in base all’osservazione dei propri bambini/e e di ciò che li vediamo fare spontaneamente, è possibile inventare altri angoli su misura per loro: che è poi quanto fanno anche gli educatori al nido o a scuola, quando modificano o inventano o ridefiniscono gli spazi in funzione dell’osservazione dei bambini stessi. L’importante è tenere presente alcuni principi guida nell’andare a definire gli spazi, ossia:

  • La leggibilità degli angoli: ciascun angolo deve chiaramente comunicare al bambino/a cosa si può fare in quello spazio, che tipo di gioco vi si può svolgere.
  • L’ordine degli angoli: ricordiamoci che l’ordine esteriore si traduce nei bambini e bambine in ordine interno, anche emotivo; più l’ambiente è disordinato e più il bambino/a si agita interiormente; più l’ambiente è ordinato e più il bambino/a si tranquillizza.
  • La fruibilità autonoma: l’obiettivo degli angoli è favorire l’autonomia del bambino/a, devono perciò essere fruibili in tutto e per tutto senza bisogno di intervento diretto da parte dell’adulto (il che non significa che non debba comunque esserci una supervisione, quanto meno per questioni di sicurezza).

In linea generale, anche all’interno della eventuale cameretta del bambino/a, si coniglia di rispettare questi principi, sforzandosi per esempio di non accatastare i giochi in modo confusivo: evitare cestoni in cui buttare in modo casuale e indifferenziato oggetti e giocattoli con usi e funzioni diverse, ma suddividerli magari in più cesti o contenitori ciascuno con la propria tipologia di giochi (es. un cesto solo per le costruzioni, uno solo con gli incastri, uno solo con bambole e peluche, etc.).

Un’ultima annotazione sui materiali di gioco: ricordiamoci che i giochi strutturati (e quasi sempre di plastica) acquistabili in commercio esauriscono molto velocemente l’interesse dei bambini/e, poiché offrono uno stimolo univoco; invece, le cosiddette loose parts, i materiali di riciclo o quelli naturali (magari raccolti durante una passeggiata al parco), ampiamente disponibili anche nelle nostre case, sono fonte inesauribile di scoperta ed esplorazione per i più piccoli! L’unica accortezza da tenere presente è valutare criteri di sicurezza, ma al di là di questo cerchiamo di sfruttare le infinite potenzialità “euristiche” di oggetti di recupero a costo zero – come stoffe, fili, tappi, coperchi, rotoli e rotolini, rocchetti, mollette, carte di varie fogge, spugne, oggetti in legno o metallo, foglie, rami, pigne… l’elenco potrebbe essere infinito!

Tutto ciò, a nostro avviso, consentirà ai bambini/e di trovare anche a casa una continuità con i percorsi educativi intrapresi al nido e a scuola e, al momento, forzatamente interrotti; favorirà la loro autonomia e di conseguenza faciliterà la gestione del loro tempo da parte dei genitori: trasformandolo da un tempo vuoto e di attesa (di un ritorno alla normalità) in un tempo pieno, educativo e di vita!

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